Lo Sciopero del Venerdì: la Venere col paraocchi.

Fonte: editorialedomani.it

Permettetemi di ricordare un poeta francese che osservava con attenta severità i benpensanti conformisti del suo tempo e così commentava:

"Quando gli spazzini fanno sciopero, gli sporcaccioni si indignano" 

Jacques Prevert, non ne sbagliava una.

Ciò viene plasticamente dimostrato, ancora oggi dalla grossolana vicenda per cui la scelta di indire uno sciopero generale per la giornata di venerdì 12 dicembre 2025 da parte della CGIL, in protesta contro una Legge di Bilancio ingiusta e sbagliata, ha innescato un acceso dibattito politico. Al centro della polemica si è trovato il giorno stesso, con l'ironia della premier Giorgia Meloni – "In quale giorno della settimana cadrà il 12 dicembre?" – e del suo vice, Matteo Salvini, che hanno implicitamente alluso alla possibilità di un "weekend lungo" per i lavoratori scioperanti.

All'ombra di Venere... 

Curiosamente, proprio questo giorno porta con sé un significato antico, un retaggio millenario, che affonda le radici nella celebrazione divina. Per gli antichi romani, Venerdì era Venĕris dies, "giorno di Venere", la dea romana dell'amore, della bellezza e della fertilità. Nei paesi di lingua germanica, l'etimologia è simile, con l'inglese Friday e il tedesco Freitag che richiamano la dea norrena Frigg o Freyja, anch'esse associate all'amore e alla fertilità, divinità equivalenti alla Venere romana.

Se proprio vogliamo ironizzare, allora facciamolo seriamente e diciamo che storicamente il venerdì non è legato a lavoro e fatica, ma ad amore e riposo, prima dell'arrivo del Sabbath ebraico o della Domenica cristiana. 

Il Senso Profondo dello Sciopero

Aldilà del calendario e delle origini divine, lo sciopero resta uno strumento fondamentale di democrazia e di espressione del dissenso, un diritto costituzionalmente garantito (articolo 40). La sua importanza in questo contesto non risiede nel giorno, ma nelle motivazioni:

  • Contro una Manovra Ingiusta. Questa Legge di Bilancio non affronta l'emergenza salariale, non aumenta adeguatamente i redditi più bassi e non investe a sufficienza in settori chiave come la sanità e la scuola.
  • Per il Rispetto dei Lavoratori. La mobilitazione vuole richiamare l'attenzione del Governo sui bisogni della "maggioranza di questo paese, quella che tiene in piedi il paese con il proprio lavoro," chiedendo di essere ascoltata.
  • Un Costo Reale, perché scioperare costa. Chi aderisce perde la retribuzione di una giornata lavorativa. Non si tratta di un giorno di vacanza offerto, ma di un sacrificio economico fatto per esprimere una posizione politica e sociale.

A chi dà Fastidio il Venerdì?

In fondo, lo sciopero del 12 dicembre può dare fastidio, e in un certo senso "rovinare" i piani di riposo, solo a chi ha la fortuna di considerare il venerdì l'inizio di tre giorni consecutivi di libertà. I veri infastiditi dallo scioperò sono loro, onorevoli, senatori e truppe cammellate, che lavorano fino al giovedì e non hanno turni, weekend lavorativi o orari spezzati. Loro sono gli unici a considerare questo disagio come universale, perché il paraocchi del privilegio conosce solo un unico punto di vista.

Non a caso l'ironia della premier, tanto spiattellata sui social, finisce per scontrarsi con la realtà del mercato del lavoro italiano. L'accostamento dello sciopero al "weekend lungo" vuole solo delegittimare la protesta come una semplice voglia di "ponte", ma questa tesi cade poco lontano dallo stagno da cui è partita, perché sono oltre otto milioni di persone in Italia  che lavorano regolarmente anche il sabato o la domenica. Per queste persone, l'idea del venerdì come giorno sacro del riposo non esiste affatto...

E qui sta il punto: lo sciopero di venerdì ha la forza di paralizzare parte della produzione e dei servizi in un momento cruciale, rendendo visibile l'assenza del lavoro e il peso dei lavoratori. Tuttavia, la polemica sulla data sembra rivelare una prospettiva del lavoro che è ormai parziale e superata.

Per tutti gli altri, l'unico vero danno è la perdita di una giornata di salario. Un sacrificio che sottolinea la gravità delle motivazioni che spingono milioni di italiani a scendere in piazza contro le politiche economiche del Governo.


Davide Dionesalvi 

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