La Doppia Misura del "Sistema": I Fratelli Ramponi, Ilaria Salis e l'Ombra dell'Ipocrisia
Preferisco parlare sempre a mente lucida, perché il frangente degli avvenimenti è sempre coperto da emotività e incertezze che offuscano le idee.
Assistiamo in questi giorni a una condanna unanime, feroce, contro i fratelli #Ramponi, responsabili della tragica morte dei tre carabinieri. Un gesto sconsiderato, una violenza che non trova giustificazione.
Eppure, è impossibile non notare un’amara ironia, un’ipocrisia stridente, nel fragore di queste condanne, soprattutto da parte di chi per anni ha costruito una retorica di difesa degli "ultimi" e dei "traditi".
Ricordiamo forse la narrazione? Per anni, i salotti televisivi e le prime pagine della stampa di destra sono stati palcoscenico per le vittime del sistema bancario: #famiglie distrutte, #imprenditori rovinati, #persone rimaste senza un tetto a causa di meccanismi finanziari predatori. Quelle storie venivano usate per legittimare una battaglia politica, per denunciare un "sistema" corrotto e senza cuore.
E la Premier Giorgia Meloni, prima e durante la sua ascesa, ha saputo incarnare la promessa di difesa di questi disperati. Ha promesso di erigere un "castello di verità" per proteggerli dalle banche, illudendo, o quantomeno dando speranza, a chi non aveva più nulla.
Oggi, quei fratelli – disperati e accecati da una furia che, per quanto inammissibile, affonda le radici nella sensazione di essere stati abbandonati e traditi da quello stesso "sistema" e dalle sue promesse mancate – sono diventati i nuovi "mostri" da additare senza pietà.
Dov'è finita la comprensione, l'empatia sbandierata per anni? Quei fratelli sono l'espressione più tragica di quella stessa disperazione che i giornalisti di destra portavano in televisione per fare audience.
E qui si inserisce l'amara beffa:
Fino ad oggi, l'unica persona che ha messo pubblicamente in discussione, attraverso azioni concrete di protesta e occupazioni simboliche, un sistema finanziario e abitativo che non tutela i più deboli, è stata Ilaria Salis. Proprio per questo suo attivismo e per la sua critica radicale all'ingiustizia sociale e finanziaria, è diventata il bersaglio politico più colpito e demonizzato dalla stessa destra che oggi si erge a paladina della legalità e della lotta al disagio.
Si condanna chi protesta pacificamente, ma si finge sconcerto di fronte al gesto estremo di chi si sente tradito.
La verità scomoda è questa:
Chi ha cavalcato l'onda della sofferenza per fare politica, chi ha difeso un castello di falsità promettendo salvezza contro le banche, oggi condanna senza appello i frutti più marci e incontrollabili di quella stessa disperazione.
Non si tratta di giustificare un atto criminale, ma di denunciare la doppia misura morale di chi prima crea l'illusione di una difesa e poi scarica la colpa sui disperati quando le cose precipitano nel dramma.
Prima erano "vittime"; ora sono solo "mostri" da esibire per ripulirsi la coscienza e cambiare velocemente argomento. L'ipocrisia ha la memoria corta, ma la disperazione, purtroppo, no.
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