IL GLADIATORE by Ridley Scott


 

Le majors americane tradizionalmente hanno proposto all’attenzione del pubblico la storia antica, palcoscenico di eroiche lotte e guerre irripetibili. Personaggi come Ben Hur, Cleopatra o il Mosè sul Mar Nero sono entrati nel luogo comune cinematografico, essi celebrano la storia dei Kolossal statunitensi. Non da meno vuol essere questo film, figlio del nuovo cinema d’oggi in cui i capitali colossali non sono investiti in cartapesta e vernice ma da poderose risoluzioni grafiche e ricostruzioni particolareggiate eseguite dal computer. Se in passato le guerre si facevano a suon di comparse oggi immensi eserciti nascono da sparuti gruppi di soldati  che vengono “clonati” da potenti mezzi elettronici che li dotano di frecce infuocate e gigantesche catapulte. La sublimità che raggiunge ‘Il Gladiatore’ è poi dovuta al soggetto da ricostruire: la Roma antica. Suggestive sono le ricostruzioni del Colosseo e di tutta l’urbe della metà del I secolo d.C., riportata nella sua imponenza e nella sua struttura urbana come una metropoli contemporanea, quale essa realmente era. Quelli che nelle nostre gite sono monumenti consumati dal tempo e dallo smog rivivono nel film in tutte le loro forme, mostrando per l’ennesima volta come il popolo romano amava glorificarsi e di quali potenti mezzi possedeva per farlo.

Ma non c’è solo questo; se Roma era capitale di un impero che copriva un quinto del globo terrestre ed era portatrice di una cultura e di una scienza che dire superiore non basta a spiegarne le reale differenza rispetto ai popoli che la circondavano, essa era anche la corruzione più immorale e le deviazioni più basse. A capo di questo mondo degli eccessi vigeva la figura di Marco Aurelio, imperatore filosofo, conoscitore profondo del suo mondo e fermo promotore di una riforma dei costumi, la quale, nelle intenzioni del regnante, doveva partire dalla classe dirigente, il senato, al quale sarebbe stato destinato l’assoluto potere una volta che fosse stato in grado di farne buon uso. La storia inizia in terra Germanica, dove uno stanco Marco Aurelio muove la sua ultima guerra, che avrebbe visto una nuova affermazione romana e il definitivo assoggettamento dei barbari allo Stato Supremo. A capo delle truppe dell’imperatore guida l’esercito Massimo, uomo virtuoso e profondamente fedele al vessillo romano, come ogni vero soldato legatovi da un patto personale d’onore; queste virtù non sono indifferenti al regnante, che ripone in lui enorme fiducia, sicuro della più rispettosa e ferma fedeltà.

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