Oggi i cattolici celebrano il Corpus Domini



Oggi i cattolici celebrano il Corpus Domini, la presenza viva del corpo di Cristo tra noi. Un corpo spezzato per amore, per la pace, per la giustizia. Per me, come per tanti, fa parte di un lessico familiare perso nei ricordi di una infanzia scandita da tempi liturgici che scandivano la vita di una famiglia come tante, abituata a tradizioni immutate di generazione in generazione.

“Ohi Dà, non dimenticare che oggi è Corpus Domini” mi ripeteva mia mamma per avvisarmi della scadenza di questo ‘Rito mobile’.

 Eppure, mentre portiamo in processione il “corpo santo”, fuori da queste liturgie si moltiplicano i corpi violati, spezzati dalle guerre, dalla fame, dall’indifferenza.  

Dall’Ucraina a Gaza, dall’Iran all’Etiopia, migliaia di vite vengono annientate nel silenzio o nella complicità di chi, spesso, partecipa a queste stesse celebrazioni.

 Non si può celebrare il Corpus Domini senza ricordare il Corpus Homini: il corpo dell’uomo, dell’umanità intera. I corpi di chi soffre, di chi è in guerra, di chi muore nel silenzio del Mediterraneo o sotto le bombe.

È giusto onorare il corpo di Cristo, ma è ipocrita farlo dimenticando i corpi reali di uomini, donne e bambini uccisi dalle logiche del potere, del profitto e dell’odio. Cristo si è fatto carne per stare accanto ai deboli, non per essere rinchiuso in un rito senza coscienza.

Forti venti soffiano sulle braci della guerra, alimentando odio e distruzione. E questo non può lasciare indifferente chi ha davvero a cuore la pace e il sacrificio di Cristo.

Cristo è nei corpi martoriati dei bambini di Gaza, dei migranti dispersi nel mare, dei popoli dimenticati sotto le bombe.

Celebrare il Corpus Domini deve significare difendere ogni corpo umano, perché ogni corpo è sacro. La vera fede non si ferma all’altare: cammina per le strade del mondo e si ferma dove c’è sofferenza.

Chi crede davvero, non può restare in silenzio davanti a tanta disumanità. Perché  il Corpus Domini non è solo rito: è impegno vivo, radicale, per la vita, per la pace, per ogni essere umano.

Celebrare davvero significa difendere ogni corpo umano, perché ogni corpo è sacro.  

Il Corpus Domini ci chiede coerenza: non basta onorare l’Eucaristia, dobbiamo anche denunciare ciò che la tradisce nella vita reale.

Il corpo di Cristo è nei corpi degli oppressi. Non possiamo ignorarli.


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