Nel ricordo di Gassman

 


Il mondo del teatro ha visto sfuggire dai suoi palcoscenici uno degli attori che più lo rappresentava; Vittorio Gassman, colpito da un attacco di cuore, ci ha lasciato, commuovendo tutti coloro che lo hanno conosciuto. Ci restano le sue interpretazioni, testimonianza della purezza cristallina della sua arte,  i suoi film che hanno il compito delicatissimo di rendere eterno il suo volto, quella maschera dalle mille espressioni che tutto il mondo ha ammirato ed anche un po’ invidiato. Forse non ha avuto quel riconoscimento internazionale che ha toccato tanti altri personaggi dello spettacolo nostri connazionali, ma egli resterà sempre un monumento del teatro italiano. Sarà l’esempio per ogni scuola di recitazione, per chiunque voglia intraprendere il suo cammino; ogni attore ha un modello d’ispirazione, un’immagine che si cerca di imitare mentre si ripete la parte allo specchio, un timbro verso cui si protende nel momento in cui si sta per mettere piede sul palcoscenico; questo clichè che tanti vorrebbero impresso resterà per sempre Vittorio Gassman. L’arte della recitazione era per gli antichi greci una possessione, una lotta interna contro un demone. Niente è mai stato più vero, chi ha mai recitato sa che al momento di presentarsi agli spettatori si viene presi da una frenesia, un’esaltazione dello spirito che sente solo che sa di stare compiendo un atto superiore; è questa ciò che generalmente viene chiamata la magia dello spettacolo. Ebbene Gassman nel mondo greco non sarebbe stato un semplice attore, ma un sacerdote della recitazione, perché lui aveva il potere di dominare questo demone. Chi lo ha conosciuto non ha potuto fare a meno di stimarlo e ammirarlo, e sarebbe poco e limitativo dire che ciò avveniva per la sua professionalità. L’altra magia di cui era capace Gassman era quella di trasmettere le emozioni, elemento fondamentale per chi fa questo tipo di professione. C’è chi riesce a trasmettere solo pochi frammenti di ciò che recita, così, per inerzia ( e mi riferisco a tante persone che dominano il grande schermo cinematografico); invece in lui questa trasmissione era un fiume che ci travolgeva e noi ci immergevamo. Testimonianza dell’ammirazione e della stima con cui riusciva a ricoprirsi sono i rapporti che egli ebbe col mondo del cinema. Con lui non si poteva parlare di semplice conoscenza dei registi, lui era amico coi registi, perché per loro non c’era niente di più semplice che girare un film con Gassman: Ettore Scola, Dino Risi, Mario Monicelli, solo per fare qualche nome dei suoi registi. Le sue non erano semplici partecipazioni, erano vere e proprie collaborazioni, come nei due film in cui egli interpreta Brancaleone: quel curioso idioma italo-umbro è infatti opera sua, segno della profonda cultura che lo contraddistingueva. La cultura però riguarda soprattutto le sue ‘gesta teatrali’, un bagaglio immenso di personaggi vissuti e creati di suo pugno. Ma nel suo teatro c’era poco spazio per i personaggi leggeri con cui lo abbiamo conosciuto ne ’I soliti ignoti’ o nelle altre commedie all’italiana. Il teatro era per lui estrema serietà e ispirazione altissima, che lo portarono a toccare quasi tutti gli autori conosciuti, da Shakespeare (Amleto, Otello) a Manzoni (Adelchi), a Williams (Un tram che si chiama desiderio),  il teatro era considerato il culmine della recitazione dove c’è poco spazio per divagazioni di tipo fanfaronesco perché il massimo sforzo deve essere dedicato alla perfezione mimetica.

In tutto ciò Gassman ha vissuto e tutto ci ora ci ha tolto. Ci restano i suoi film, le sue puntate de ‘Il mattatore’, in cui possiamo conoscere il suo vero spirito un po’ chiuso e timido. Ci mancherà, dobbiamo rassegnarcene.

                                                                                                                                  Davide Dionesalvi

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Sogno di Fiorella: intervista a chi ha avuto coraggio.

Le Ragioni del NO - Intervista a Walter Nocito docente Unical