ANNA AND THE KING by Andy Tennant
Il
Siam, l’odierna Thailandia, fa parte di quella fascia asiatica che il mondo
anglosassone ha vinto giocando con un mazzo di carte truccate. L’impero
coloniale inglese era nell’800 all’apice delle sue conquiste: l’Africa era
attraversata da parte a parte, l’India impoverita più di quanto già non fosse,
controllata dall’esercito di sua maestà e vittima dei grandi capitalisti che
hanno contrassegnato il potere inglese. Difronte ad una cultura fortemente
attaccata alle tradizioni religiose i liberoscambisti avevano gioco facile nel
ricavare grossi tesori da poche spese; popolazioni vissute per secoli sotto il
dominio di un padrone-dio che aveva su di loro facoltà di vita e di morte, non
erano affatto pronte ad affrontare i trabocchetti ed i giochi di specchi che
imbastivano affaristi cresciuti con parole come libertà e speculazione. Unico
rimedio possibile per uscire da questo Medioevo asiatico può essere solo un
corso accelerato di inglese moderno: questo deve aver pensato re Chulalongkron
quando decise di far venire dall’India una precettrice inglese per provvedere
all’educazione dei propri figli. Due mondi vengono ad incontrarsi quando Anna
Leonowen, vedova di un soldato dell’esercito inglese e con sé un figlio non
ancora adolescente, vede schiudersi le porte del palazzo reale, venendo accolta
da ministri che non hanno mai considerato la possibilità di trattare argomenti
importanti con una donna e che per questo la chiamano “mister”. Curiosità e
scandalo suscita subito a corte quando interrompe le importanti visite del re
senza neanche inchinarsi al suo cospetto. La cultura liberal-tradizionale è
fortemente cementata in questa curiosa maestra e lei non fa niente per
attutirla; il confronto con le tradizioni di un intero popolo è spesse volte
ruvido e poco amichevole, ma destinato a non strapparsi perché a garanzia vi è
il re stesso, sovrano illuminato conscio di quanto sia necessario ed utile che
l’educazione dei figli venga condotta secondo le più aperte idee, per poter
conservare intatto il regno anche nei tempi futuri. Così iniziano le lezioni, e
la poligamia di Chulalongkron consegna all’educatrice una classe di sessantotto
alunni, tutti figli del re, suddivisi tra la prole della regina, madre
dell’erede al trono, e quella delle concubine, madri di altri figli cui il re
vuole ugualmente bene. I metodi di miss Leonowen sono rigidi, le sue punizioni
sono esemplari ma non violente, i battibecchi col re non mancano, insomma le
regole personali si fanno sentire: d’altronde coniugare diversi concetti di
libertà non è molto semplice se si è portatori di un ideale egualitario e ci si
trova in uno stato in cui è legittima la schiavitù. Anna ed il re convivono,
imparano l’una dall’altro, la fermezza di lei viene attratta dalla saggezza di
lui e viceversa.
Il Siam sta cambiando, gli inglesi bussano ai
confini e bisogna dare l’impressione di potergli tener testa; ed infatti con
l’aiuto di Anna una gran gala viene organizzata coi maggiori esponenti
dell’aristocrazia inglese, un confronto importante, un rischio altissimo ma
superato nel migliore dei modi e coronato da re Chulalongkron che sotto gli occhi di tutti i presenti
invita la sua precettrice ad aprire le danze. Anche il cuore vorrebbe la sua
parte ma Anna lo rifiuta, l’eco del passato in lei non vuole smettere di
rimbombare ed il ricordo del marito è ancora troppo forte per far cadere la
fedeltà; così anche una lady di ferro scopre la sua debolezza. Il cambiamento è
sempre più presente nel re ma non nella sua corte, una tetra corrente
reazionaria brama alle spalle del sovrano e si nasconde dietro il falso allarme
dei Birmani eterni nemici; la giustizia
inoltre, come sempre, è lenta ad adattarsi e le sue vittime rattristano il
cuore. La situazione precipita quando in un attentato viene ucciso il fratello del
re ad opera del comandante dell’esercito il quale ora muove contro la corte.
Chulalongkron resta solo con la sua famiglia e pochi fedeli tra cui la stessa
Anna, tornata dopo aver meditato una fuga dalla verità; ormai quasi in trappola
solo un miracoloso artificio può riuscire a salavarlo; uno dei simboli del Siam
è l’Elefante Bianco, portatore di prosperità e fertilità, un suo avvistamento
sarebbe di grandissimo auspicio: il diversivo ideale per creare la distrazione
in grado di mettere in fuga un latitante. La soluzione funziona a metà, la
carovana si allontana dal palazzo di corte ma viene rintracciata e raggiunta:
lo scontro tra il re ed il suo antagonista è ormai inevitabile; un faccia a
faccia destinato a finire drammaticamente riporta invece un insperato sorriso
sulla reale discendenza grazie ad un escamotage elementare quanto efficace. La
dinastia è salva, il Siam lo sarà ancora per poco.
Paesaggi stupendi
incorniciano questo film, ambientato in uno dei tanti paradisi naturali
esistenti: natura incontaminata ed immense distese di verde fanno da sfondo ai
due cardini, Anna ed il Re, punti focali delle vicende, protagonisti di un
braccio di ferro che vede nell’alterna ragione la nascita di una profonda stima
reciproca ed un’amicizia che non si vuole sbilanciare.
Il contatto con culture diverse deve essere sempre
occasione di riflessione sulla propria, perché la coscienza di sapere che la
nostra normalità per altri è stranezza non sia motivo di estraniazione ma
spunto di curiosità di conoscere le origini di abitudini diverse. Come una
precettrice inglese ha potuto trarre lezioni da un “barbaro” re Siamese,
riconoscendogli una acutezza intellettuale poco presente nel mondo inglese da
cui lei proveniva, così ognuno dovrebbe avere il coraggio di spingersi in un
confronto razionale tra culture per capire quanto siamo perfettibili.
Davide
Dionesalvi

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