Garcia Lorca e Petilia, un viaggio sul parallelo, una simbiosi culturale

 



Il Liceo Scientifico 'Raffaele Lombardi Satriani' di Petilia Policastro, ha inaugurato sabato 5 Giugno '99 un programma teatrale volto allo sviluppo dello spirito sociale degli studenti e della riflessione dei “grandi”.  Primo passo di questo viaggio, che a parer mio ha tutto da far guadagnare, è stata la rappresentazione del dramma “Nozze di Sangue” di Garcia Lorca. La trama, se si può dire, è di tipo ‘spagnoleggiante’, narrando infatti la passione amorosa, la gelosia, la vendetta.  Lo spirito di Lorca, vissuto sotto i bombardamenti nazi-fascisti, è quello puramente patriottico e si esprime proprio in personaggi tipici che anche se in un primo momento  possono  passare per provinciali, diventano poi, con il genio descrittore,  delle cariche di sentimenti che trapassano le barriere formalistiche di chi assiste, per risvegliare ricordi sopiti ed in seguito condividerli. Per chi ha assistito alla rappresentazione non sono passati inosservati i continui richiami ai padri, ai mariti defunti, alle radici; questo è stato voluto perché fa parte del patrimonio culturale della società che Lorca voleva descrivere e questo serviva allora per trovare la forza di reagire, come poi è accaduto.  Ma non voglio far passare questo autore solo per un propagandista, la sua arte è ben più grande, nei suoi scritti si vede la capacità di identificare la società dei suoi tempi, che non è quella che ci descrive, ma quella che critica, denigra, pone come falsa e insensata. La sua cultura non è propositiva, è demolitrice. Il suo simbolismo è proprio frutto di un carattere chiuso ma inquieto, una gran pentola a pressione dalla cui valvola escono soffi potentissimi, sfoghi profondi.

Ogni opera letteraria è fatta non per essere contemplata ma per trasmettere, indipendentemente da chi la recita, interpreta, produce. L’exploit del liceo ‘Satriani’ non può mancare a questa regola, gli sforzi di un intero istituto non devono passare inosservati, perché quella sera c’è stato molto da vedere, molto vivere. La vicenda dei due amanti accade nella Spagna dei primi del secolo (Lorca prende spunto da un fatto di cronaca), ma non è tanto lontana dalle nostre storie, quelle che i nostri padri hanno conosciuto. Le parole di una madre addolorata per la morte del marito si possono trovare in tante bocche petiline, l’odio e l’onore sono ancora oggi da noi all’ordine del giorno, non ricordiamo freddamente ciò che abbiamo visto il 5 Giugno, perché significherebbe allontanarci dai nostri nonni. Se è potuto sembrare un handicap, la cadenza dialettale è stata invece un’appropriazione dei personaggi indispensabile per le motivazioni degli attori, è stato il segno di una perfetta unione del copione con chi recitava, un’amalgamarsi delle vite, un trascendere la realtà per portarsi indietro nel tempo e poi riversare tutto su di noi che stavamo ad assistere.

Esperienze come queste devono essere portate avanti, perché più di ogni altra aiutano a crescere, conoscere e migliorare. Di tutto questo si devono ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione, dal professore Leanza all’ultimo dei collaboratori. Solo continuando su questa strada si potrà iniziare una tradizione che può valere da intero programma scolastico, un vero laboratorio per lo sviluppo del materiale umano, la migliore pubblicità che si possa avere dei passi avanti che si fanno.

                                                                                              Davide Dionesalvi

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